Dammi due note biografiche su di te
Daniele Berti

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Nato nel lontano 1952 sono un giovane pubblicitario pentito.

Al liceo ero convinto che occuparsi di politica fosse la cosa migliore da fare ma quando ho cercato di farlo mi sono reso conto che, indipendentemente dall'orientamento, qui in Italia non è possibile fare politica intesa come bene comune ma bisogna mettersi al servizio di qualcuno per fare i sui interessi. Così ho creduto che darsi da fare per promuovere quello che viene chiamato benessere fosse lo strumento ideale per produrre e per essere felici e così ho iniziato a lavorare nella pubblicità per il cosiddetto benessere. Poi un po' alla volta ho dovuto ricredermi.

Finalmente circa otto anni fa mi sono posto la domanda che ha cambiato la mia vita e che mi ha portato allo Yoga della Risata: dato che abbiamo un cervello pensante, che sia possibile impiegarlo per imparare ad essere felici e soprattutto esiste la felicità?

La risposta l'ho trovata nella mia passione dei tempi del liceo: la filosofia. Già oltre 2.000 anni fa Aristotele diceva: La felicità è il bene sommo per l'essere umano.

E siccome la cosa mi trovava perfettamente d'accordo ho iniziato ad approfondire la questione così ora, oltre che aver imparato ad essere felice so anche insegnare alle persone ad essere felici.

A questo punto forse è bene dire due parole per intendersi su che cosa sia la Felicità.

Siamo abituati a chiamare felicità tutta una gamma di emozioni che dovremmo imparare a chiamare con il loro vero nome: gioia, entusiasmo, eccitazione, soddisfazione, ecc. E' per questo che siamo soliti pensare che la felicità sia una cosa passeggera, che dura pochi attimi e così siamo alla continua rincorsa di questi brevi attimi di piacere ma invece, la felicità quella vera, quella della Psicologia Positiva di Martin Seligman, che poi è la stessa eudaimonia “vita degna di essere vissuta” della quale parlava Aristotele più di 2000 anni fa è uno stato d'animo consolidato che una volta conquistato non ci abbandona più.

Per capire che cosa sia la Felicità, che è ben poco conosciuta, devo fare il paragone con il suo opposto che è la depressione: lo stato che caratterizza la vita di quelle persone che si sentono vittime impotenti di un destino avverso e che con la sensazione di aver inanellato sconfitte, fallimenti e sventure una dopo l'altra hanno perso ogni fiducia nelle proprie possibilità e nelle proprie capacità di affrontare le prove che la vita ci propone quotidianamente.

Al contrario, la Felicità è vivere nella consapevolezza che “tutto il tuo destino è nelle tue mani” e solo tu hai il potere di decidere che cosa fare della tua vita, così quando hai raggiunto questa consapevolezza non la perdi più, scegli di essere felice e la vita ti cambia in modo radicale.

Essere felice non significa negare le emozioni, ma significa imparare a riconoscerle e a trasformarle da ostacolo a strumento di miglioramento per la propria vita, significa imparare a conoscersi profondamente e a vivere in uno stato di profonda gioia e di gratitudine per l'universo che ti ospita.

Essere felice non significa vivere passivamente o indifferenti alle tragedie o alle ingiustizie, bensì trovare proprio in questi fatti i motivi e le energie per affrontarli e superarli.

Insomma imparare ad essere felici non significa fregarsene di ciò che ti accade intorno, ne sentirti impotente ma significa imparare ad affrontarlo nel modo più efficacie e solo quando capisci che tutto dipende esclusivamente da te capisci quanto siano importanti la partecipazione, la condivisione e la cooperazione.

La Felicità, quella che anche le neuroscienze hanno misurato, è uno stato d'animo consolidato che si costruisce facendo proprie 4 "semplici" modalità comportamentali

1) vivere nel qui e ora (rivangare il passato non ti permette di cambiarlo e pre-occuparsi del futuro porta via tempo alla tua possibilità di agire nel presente)

2) essere ed amare sè stessi riconoscendo le proprie capacità e i propri limiti (solo se riconosci i tuoi limiti li puoi superare e se riconosci le tue capacità le puoi impiegare)

3) liberarsi dai meccanismi dei giudizi e dei pregiudizi (entrambi limitano le tue possibilità di esperienza e solo l'esperienza ti da la conoscenza)

4) assumersi pienamente e liberamente la respons-abilità (abilità nel rispondere alle prove che la vita ti presenta) delle proprie scelte (dare la colpa ad altri o al mondo intero di ciò che fai nega quella che è la tua libertà di scelta in quanto deleghi ad altri il compito di scegliere al posto tuo).

E' praticando queste modalità comportamentali che diventi consapevole che proprio "l'unicità" di ogni essere umano è ciò che ci rende tutti "uguali" e porta ad agire con il senso di partecipazione, condivisione e cooperazione che danno vita ad una respons-abilità ancora più efficiente, non più individuale bensì della comunità nella quale ognuno mette il meglio di sé.

Il solito Aristotele diceva: “L'uomo è un animale politico" e oggi le neuroscienze confermano questa intuizione e infatti è solo nella comunità, con la cooperazione della comunità e per il bene della comunità, che l'essere umano può esprimere al meglio le sue potenzialità per raggiungere come individuo la sua auto-realizzazione.

Insomma la felicità, quella vera, è una cosa da prendere molto sul serio.

La prima cosa che ho fatto, quando ho capito che l'unica cosa da fare per essere felici è quella di imparare ad esserlo, ho cercato una scuola nella quale poter trovare quegli gli strumenti che mi avrebbero permesso non solo per migliorare e consolidare quello che sostanzialmente era già il mio stato ma che anche mi avrebbero permesso di insegnare a chi lo desiderava, che cosa fare per imparare ad essere felice.

Ho frequentato un corso triennale di Counseling con il quale ho ottenuto un Master in Counseling integrato ad indirizzo Gestaltico. E' un Master riconosciuto a livello Europeo, in Francia potrei fare lo psicoterapeuta ma, qui in Italia non vale nulla. Nel frattempo ho frequentato anche diversi altri corsi di formazione tutti orientati al miglioramento personale ma, il più importante di tutti, quello che ha coronato questo percorso di formazione è stato il percorso di Yoga della Risata: prima sono diventato Leader Certificato e dopo un anno e mezzo di conduzione di sessioni di questa pratica ho seguito, sotto la guida del Dr. Madan Kataria, il creatore dello Yoga della Risata, il Training per diventare Laughter Yoga Teacher e così sono diventato anche formatore di questa tecnica straordinaria di ben-essere globale.

E' veramente divertente il fatto che proprio lo studio di tanti libri mi abbia portato a trovare questa potente tecnica nella quale tutti gli aspetti cognitivi, tutti i ragionamenti e tutte le più sofisticate teorie sono un semplice e nemmeno indispensabile accessorio: la felicità non si impara sui libri ma praticandola e lo Yoga della Risata consente di fare pratica di felicità anche nel mondo stressante e stressato nel quale viviamo oggi.

Impieghiamo un sacco di tempo e di denaro per imparare, fare e comperare un sacco di cose, per visitare un sacco di posti, per essere eleganti e belli e tutto questo nostro impegno non fa altro che procurarci sempre più stress mentre non prendiamo assolutamente in considerazione il fatto che tutto dipende dalla nostra mente; se vogliamo essere felici l'unica cosa che possiamo fare è quella di allenare la nostra mente ad esserle felice.

Di certo qualcuno si metterà a ridere ma il sistema più semplice, e più efficiente per imparare ad essere felici è lo Yoga della Risata. Spiegarlo dettagliatamente dal punto di vista psico-neuro-biologico e psicologico-relazionale potrebbe essere un po' complesso ma, spiegarlo in pratica è molto semplice.

Se vuoi diventare un bravo violinista devi esercitarti quanto più tempo possibile e questo vale per qualsiasi attività e la stessa cosa vale anche per imparare ad essere felice: devi fare pratica di “felicita”, quanto più spesso possibile devi fare pratica con i quattro punti che abbiamo visto prima: vivere nel qui e ora, essere sé stessi, dimenticare giudizi e pregiudizi e assumersi la responsabilità di quello che si fa.

Bene praticando lo Yoga della Risata tu fai pratica di queste quattro esperienze e così il tuo cervello un po' alla volta si configura in modo tale da applicare queste modalità operative anche nei tuoi comportamenti quotidiani e il gioco è fatto.

E coloro che vengono regolarmente alle sessioni che conduco due volte alla settimana hanno veramente e felicemente visto la loro vita cambiare: a qualcuno è scomparsa la timidezza, a qualcuno sono scomparsi gli attacchi di panico, ad altri è addirittura ritornata la gioia di vivere

E devo dire che dopo aver imparato ad essere felice, la cosa che mi rende più felice e vedere altre persone che a loro volta imparano ad esserlo grazie allo Yoga della Risata con il quale si ride senza motivo senza bisogno di comici, di barzellette e di senso dell'umorismo.

E con lo Yoga della Risata, più lo pratichi e più trovi motivi per essere felice della tua vita anche se a volte il mio sorriso si fa malinconico quando qualcuno mi dice :” Si le cose che mi hai raccontato sono interessanti ma ora non ho tempo di pensare alla felicità”.

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